A cura di Cristina Gorgone – Medico Genetista
Per sordità congenita o ipoacusia congenita si intende una perdita uditiva neurosensoriale, vale a dire dovuta ad una disfunzione dell’orecchio interno e/o del nervo uditivo, presente fin dalla nascita.
È una condizione che interessa circa 1 bambino su 1000 e nel 60% dei casi si riconosce una causa genetica.
Tuttavia, una sordità genetica può manifestarsi a qualsiasi età ed essere variamente progressiva: per queste forme, definite ad esordio tardivo, non esistono stime di prevalenza, anche se si sospetta che siano responsabili di una proporzione considerevole delle ipoacusie neurosensoriali.
Decine di geni sono responsabili di forme pre- o postlinguali di sordità isolata e sono state descritte diverse centinaia di sindromi con sordità. Ad oggi, più di 100 geni sono stati identificati come responsabili di forme non sindromiche di sordità e più di 200 sono responsabili di malattie genetiche sindromiche (circa 400 malattie) che comprendono una sordità.
La proposta di una consulenza genetica fa parte, pertanto, della gestione raccomandata per le sordità precoci.
Le sordità genetiche possono essere classificate secondo vari criteri, il primo di essi è essenzialmente clinico e permette di distinguere tre categorie di sordità:
- Idiopatiche 20%
- Genetiche 6%
- Non genetiche 20%
Inquadramento genetico
Nell’ambito delle forme genetiche si contemplano due grandi categorie: forme non sindromiche e forme sindromiche.
- forme non sindromichein cui la perdita dell’udito non è accompagnata da altri sintomi e comprendono circa il 70% dei casi;
- forme sindromichein cui la perdita dell’udito si associa ad altre manifestazioni cliniche e comprendono il restante 30% dei casi.
Modalità di ereditarietà
Le forme di sordità non sindromica possono essere a loro volta classificate secondo le modalità di trasmissione:
- Autosomica recessiva: rappresenta circa il 75% di tutte le forme non sindromiche. Si tratta solitamente di una forma di sordità prelinguale, di grado grave-profondo, bilaterale. Nella modalità di trasmissione autosomica recessiva entrambi i genitori, in buona salute, sono portatori e hanno un rischio di patologia pari al 25% per ogni gravidanza ed indipendentemente dal sesso del nascituro. La forma più frequente è quella dovuta a mutazione del gene GJB2, meglio noto come connessina 26, responsabile di circa l’80% delle forme a trasmissione autosomica recessiva,
- Autosomica dominante: rappresenta circa il 20% di tutte le forme non sindromiche. Si tratta solitamente di una sordità postlinguale, progressiva, che tende ad un peggioramento graduale negli anni. Sono forme che si caratterizzano per estrema variabilità clinica, sia per l’età di insorgenza che per la gravità della sintomatologia. Nelle coppie di genitori, di cui uno affetto, il rischio di trasmissione è del 50%, per ogni gravidanza ed indipendentemente dal sesso del nascituro. Il gene più frequentemente coinvolto è il gene COCH;
- X-linked: rappresenta circa il 5% di tutte le ipoacusie non sindromiche. Nella maggior parte dei casi si tratta di forme di sordità neurosensoriale, con epoca di esordio variabile, dall’età infantile alla seconda decade. Più raramente si tratta di forme di sordità di tipo misto. Clinicamente si manifesta sono negli individui di sesso maschile con donne portatrici con rischio di trasmissione al sesso maschile pari al 50% per ogni gravidanza. Il gene POU3F4 è il più frequentemente coinvolto.
Bibliografia
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